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IL MUSEO DI OSTIA ANTICA E GLI ALTRI SITI DELLA ZONA


 la palazzina del museo nel recinto degli scavi

Il museo dove sono raccolte molte statue ed i reperti più interessanti è sistemato nel c.d Casone del Sale (un edificio il cui impianto risale al quattrocento). Attualmente l'esposizione è articolata in una dozzina di sale ed è ben consigliabile vedere almeno i pezzi più importanti. In una delle sale c'è anche una discreta documentazione sui culti mitraici. Sono poi esposte, oltre ad interessanti rilievi, le belle statue originarie di Amore e Psiche, della Medusa ecc. Sono poco distanti da questa zona museale diversi servizi per i turisti.


grandi recipienti per uso alimentare nei pressi del museo di Ostia,  foto © alpy 2010


Poco fuori la zona archeologica ci sono il borghetto medievale e la bella Rocca di Giulio II (XVI secolo). Infine, spesso con qualche permesso riservato ai gruppi, sono visitabili altri siti archeologici e fra questi meritano sicuramente interesse alcune evidenze del Porto di Traiano e della necropoli di Isola Sacra. Quest'ultima, per le situazioni della zona, fu utilizzata dagli antichi abitanti solo per due secoli abbondanti. Questa zona cimiteriale, rimasta insabbiata ( e quindi abbastanza indenne da altri eventi), è stata scavata in tempi recenti.



 


Necropoli di Porto-Isola Sacra

Di tale sepolcreto degli abitanti del Porto di Traiano non c'era alcuna traccia nelle memorie scritte dell'epoca (la stessa denominazione del luogo- Isola Sacra- è appena riferita da Procopio nel 537). I monumenti funebri sono sovente abbastanze diversi. Evidentemente era praticata sia l'inumazione sia la cremazione. La presenza di personaggi provenienti anche dalle remote zone dell'impero romano (Africa, Siria, Spagna ecc.) è documentata dalla presenza anche di monumenti funebri non consueti nell'Italia romana (diverse tombe a baule ecc.).


necropoli di Porto, Isola Sacra -foto © alpy 2010

 


un marmo su un sepolcro ricorda il mestiere del defunto  -foto © alpy 2010

 


altra visuale della necropoli, foto © alpy 2010

 

 

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