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ABBAZIA SAN NILO A GROTTAFERRATA

introduzione e foto sulla storica abbazia di rito greco nelle vicinanze di Roma


San Nilo a Grottaferrata, foto © Paolo Sordi, dreamstime

L'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata ha una storia molto antica che ha diversi contatti con alcuni passaggi non notissimi della storia della Chiesa Cattolica. In questa abbazia ed in pochissimi altri posti viene infatti seguito un rito orientale che però (a differenza di quelli "ortodossi" in Grecia, Russia ed altri paesi dell'Est) riconosce il papa romano.

L'abbazia fu fondata nell'anno 1004 dal monaco San Nilo da Rossano. Una parte della vita del monaco fu quindi in Calabria ed in altri luoghi del sud dove all'epoca era molto diffusa la regola basiliana. All'epoca infatti c'era in Calabria (nella zona del Pollino) un centro di irradiazione monastica che era detto Mercurion. Anche se le vicende furono probabilmente diverse, perfino a Roma (ad esempio nella basilica di San Saba) ci furono monaci basiliani.

Per diverse vicende del tempo, Nilo (o Nicola)  è riconosciuto santo dalla Chiesa cattolica ed anche da quella ortodossa.

 


il monumento a San Nilo nella piazza antistante, foto Emilia A.

La morte di San Nilo fu comunque poco successiva alla fondazione dell'Abbazia e quindi inizialmente ci si impegnò anche San Bartolomeo, pure lui di origini calabresi. La chiesa fu poi consacrata nel 1024 alla presenza di papa Giovanni XIX (pontefice molto legato alla zona del Tuscolo ed al quale fu contestata l'idea di cedimenti nei confronti del Patriarca di Costantinopoli).

Nel medioevo l'abbazia ospitò spesso numerosi monaci, ebbe diversi monasteri collegati ed anche alcuni feudi. Ma avvenne anche che fu abbandonata per alcuni anni nell'ultima parte del XII secolo. Nel corso dei secoli ci sono stati pure un paio di rifacimenti importanti.

campanile abbazia Grottaferrata
altra visuale della chiesa abbaziale e del campanile, foto Emilia A.

Nella chiesa della bella abbazia sono conservate numerose opere d'arte ed in genere i visitatori ammirano prestissimo i mosaici dell'arco trionfale e l'assetto particolare del luogo di culto. Però sono interessanti anche alcuni bei riquadri di pavimenti cosmateschi, anticamente più estesi. Nel tempo ci furono comunque delle modifiche, anche importanti. Un rettangolo di tali mosaici (al centro della navata) probabilmente proviene dalla non più esistente schola cantorum, altri frammenti forse provengono da altri ambienti del monastero o da qualche antico ambone, alcuni rifacimenti- comunque medievali- furono facilmente a cura di artigiani locali.


il fonte battesimale in forma cilindrica
databile XI-XII secolo, vecchia foto
Sono simbolicamente riprodotti dei pescatori

Fra i pittori che si impegnarono negli affreschi va sicuramente citato il Domenichino (Domenico Zampieri) che si impegnò particolarmente in quella che è anche chiamata Cappella Farnese. Il quadro "Madonna e Bambino " nella stessa cappella è invece di Annibale Carracci.

Altre parti interessanti del monastero sono i cortili: il portico disegnato dal Sangallo, la biblioteca e l'importante zona museale (mentre scriviamo chiusa per lunghi restauri)(**) . L'abbazia fu costruita sui ruderi di una villa romana della quale una delle maggiori evidenze è la c.d. Cryptaferrata. Luogo dal quale prese poi nome la gradevole cittadina dei Castelli Romani.


parte del mosaico dedicato alla Pentecoste, foto Sibeaster-wikimedia


interno abbazia Grottaferrata
 Iconostasi nella chiesa, foto © Checco-dreamstime


affresco del Domenichino, foto Sibeaster-wikimedia
nella Cappella dei Santissimi Fondatori Bartolomeo e Nilo
il pittore bolognese fu chiamato dal cardinale Odoardo Farnese (nello stesso periodo il pittore 
aveva dipinto a Frascati e molte volte a Roma (ad esempio nella basilica di San Gregorio) (*)
Gli affreschi dell'artista riguardano praticamente tutte le pareti della cappella


dettaglio di un antico paramento del rito particolare di Grottaferrata
da un intero postale del Vaticano 2004



il portico del Sangallo in una vecchia foto  

 

 

Castel Gandolfo

cammino San Francesco

Abbazia di Farfa

(*) Andrè Chastel sui dipinti del Dominichino fa alcuni accostamenti  con l'affresco Carro del Sole che l'artista realizzò per una volta di palazzo Costaguti a Roma con accenti simili a quelli di Reni e Guercino, come lui emiliani. Relativamente al suo affresco (Evangelisti) in S.Andrea della Valle, Chastel reputa invece che il Domenichino si ispirò facilmente a Michelangelo.

Già anticamente nei pressi del monastero di Grottaferrata si teneva una fiera. Ovviamente le modalità della stessa nel tempo si sono molto modificate ma la fiera del marzo 2015 ha il progressivo 415;

(**) Reperti significativi del museo archeologico dell'abbazia: diversi materiali del c.d. ager tusculanus (statue, lapidi, sarcofagi ecc.) e varia documentazione del periodo medievale, incluse alcune icone. Importanti sono comunque i reperti dell'Ipogeo delle Ghirlande scoperti negli anni 1999-2000 presso l'antico sito Ad Decimum (noto per la presenza di una catacomba). Fra l'altro è stato ricostruito l'intero ambiente dell'ipogeo e sono esposti ovviamente i sarcofagi dei due defunti rinvenuti. Fu ritrovato anche un prezioso anello decorato con cristallo di rocca. Nella riferita zona c'era un  abitato non modesto ( Vicus Angusculanus). La nota catacomba Ad Decimum fu invece scoperta nel 1905

Una vasta biblioteca (ora statale) è annessa all'abbazia. Fu molto attiva nel medioevo ma beneficiò successivamente anche dell'impegno del famoso cardinale Basilio Bessarione che nel 1462 fu abate di Grottaferrata. Il cardinale salvò o fece copiare molti volumi che erano a Costantinapoli all'epoca della sua caduta ed anche altri libri che erano in un'abbazia di Otranto(San Nicola di Casole) all'epoca attaccata dai turchi. Successivamente Bessarione destinò buona parte delle sue raccolte alla repubblica di Venezia (ora sono presso la Biblioteca Marciana) ma piccola parte della sua collezione rimase a Grottaferrata.  Attualmente nella biblioteca sono conservati un migliaio di manoscritti, una settantina di incunaboli, circa 700 cinquecentine e moltissimi libri meno antichi. Attualmente si sta provvedendo alla digitalizzazione di molti antichi libri (vedasi pagina). Alcuni antichi volumi sono nella scrittura della c.d. scuola niliana di cui a quanto sembra fu iniziatore lo stesso San Nilo.

 

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