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arte nel Lazio

 

Gaeta

La chiesa di San Giovanni a Mare

(articolo)

 

La chiesa di San Giovanni a mare è, come sottolinea la sua stessa denominazione, situata nell’estremo tratto peninsulare del litorale di Gaeta città che fu, sin dai primissimi secoli dell’alto medioevo, sede politica e militare del potere bizantino. Raro e prezioso esemplare di costruzione romanica in cui lo schema della basilica ben si fonde con quello della chiesa bizantina, l’edificio, eretto verosimilmente intorno al XII secolo, presenta la facciata volta a nord e, conseguentemente, il lato absidale a sud. L’anomalo orientamento a sud delle tre absidi è pertanto da porre in relazione con le esigenze architettoniche e paesaggistiche del luogo che non consentirono di edificare liberamente l’edificio sacro.
Il portale di facciata, moderno con stipiti ed architrave in marmo chiaro, è sormontato da una cornice posta a racchiudere un dipinto assai deteriorato che potrebbe, con buona probabilità, raffigurare il Santo cui la chiesa è dedicata ovvero San Giovanni Evangelista.
La facciata si restringe a triangolo all’altezza del rosone centrale per terminare con un campanile a vela dotato di due finestre archiacute al centro delle quali, in alto, è posta una terza apertura.

L’esterno è completamente intonacato e non presenta alcun tipo di decorazione fatta eccezione per la vivace policromia del tamburo cilindrico finestrato la cui vistosa cupola dona alla fabbrica un forte influsso bizantineggiante.



L'interno è a tre navate divise da otto colonne romane sormontate da capitelli di spoglio impreziositi da variegati intrecci di rami e foglie, fiori e rosette. Mentre la navata principale termina con un’abside semicircolare, le due navatelle minori terminano ognuna con una nicchia.


Elemento singolare è la pendenza verso l’ingresso del piano di calpestio che può essere spiegata sia come un modo per consentire il deflusso delle acque dopo l’alta marea sia come un espediente prospettico volto a ingrandire l’esiguo spazio interno.
L’intero pavimento è oggi, purtroppo, completamente ricoperto di mattonelle in cotto che vanno a sostituire i mosaici di cui la chiesa doveva essere originariamente dotata come testimonia l'unico frammento musivo superstite visibile di fronte all’altare.
Il paliotto dell’altare è stato ricavato da un sarcofago romano databile tra il II e il III secolo d. C. Al centro della lastra è scolpita una croce equilatera con nastri intrecciati all’interno dei bracci e con rosette floreali ai quattro angoli. Ai lati della croce due animali identificabili in due ippogrifi sono l’uno di fronte all’altro e sostengono con le zampe anteriori due candelabri con fiaccola i quali sono annodati da una ghirlanda.


In origine la chiesa era abbellita da dipinti murali e, essendosene conservati solo frammenti, risulta difficile stabilire se questi ultimi dovessero far parte di un ciclo di affreschi o se, invece, si trattasse soltanto di decorazioni isolate. Arduo è anche cercare di comprendere, circa i lacerti pittorici rimasti, quale potesse essere il soggetto iconografico raffigurato.
Nella prima campata sinistra, in alto, vi doveva essere rappresentata l’Incoronazione della Vergine.
Nei frammenti pittorici posti nella parte inferiore si può riconoscere, dall’abbigliamento, un guerriero. Accanto alla sua veste è presente un altro brandello di pittura raffigurante un braccio con un secchiello. Iconograficamente questi dettagli potrebbero far pensare che il dipinto dovesse raffigurare una Crocifissione.


Nella quarta campata sinistra è presente un dipinto palinsesto in cui almeno cinque strati di pittura si sovrappongono gli uni agli altri.
Piuttosto difficile è la lettura iconografica volta ad identificare i vari soggetti raffigurati.
Nella parte superiore del dipinto, in corrispondenza del primo strato, si riesce a distinguere parte di una veste di colore giallo e rosso con rifiniture nere e la stilizzazione di un piede che poggia su un pavimento. Al di sotto di esso, nella parte centrale corrispondente al terzo livello, sono visibili due figure aureolate. Una, di dimensioni maggiori, è assisa in un trono e, sulle sue ginocchia, a destra, di dimensioni minori, è seduta una figura femminile. Sulla sinistra doveva essere seduta un’altra figura della quale si può vedere soltanto una mano in atteggiamento verosimilmente orante. Molto probabilmente la raffigurazione di questo lacerto pittorico doveva essere una Deesis, un tema iconografico cristiano di matrice bizantina, in cui Cristo è assiso tra la Vergine Maria e un Santo che può essere o Giovanni Battista o Nicola. Al secondo, al quarto e al quinto strato appartengono solo alcune tracce di pittura che, mentre per il secondo strato non sono identificabili, per il quarto potrebbero ricondurre a due figure. Al quinto livello appartiene un lacerto pittorico di un incarnato.


Nella quinta campata sinistra, all’interno di una nicchia archiacuta, è visibile la sinopia di un dipinto murale staccato di cui è, purtroppo, pressoché impossibile riuscirne a decifrare il soggetto raffigurato. Alla fine della navatella laterale sinistra, posto entro un’absidiola, è collocato l’unico dipinto della chiesa ad essere ben conservato. Al centro, seduta in un trono privo di spalliera e di braccioli, è la Vergine con Bambino contornata da quattro Santi. Essi sono posti a due a due simmetricamente ai suoi lati. Del Santo all’estrema sinistra è conservata solo parte del volto con aureola. I due Santi posti internamente sono Santi Angeli e, grazie agli attributi iconografici della lancia e della bacchetta degli ostiari, possono essere identificati con San Michele Arcangelo e, sulla destra, San Gabriele Arcangelo. L’ultimo Santo, posto all’estrema destra, recando in mano un libro, è identificabile con San Giovanni Evangelista Santo cui, per altro, la chiesa gaetana è dedicata.


Nella navatella laterale destra l’unico dipinto murale superstite si trova in corrispondenza della quinta, ed ultima, campata. Di questo frammento pittorico sono visibili solo la figura di un Santo con aureola il quale sembrerebbe recare in mano un libro.
Nell’abside, al di sopra di una croce lignea di fattura moderna, è presente un altro lacerto di pittura del quale sono visibili soltanto due mani: quella di sinistra è nell'atto di benedire la mano di una figura posta di fronte ad essa. Le due figure sono separate da una sorta di cornice appartenente forse ad un porticato che colloca la figura di destra all’esterno e quella di sinistra all’interno di uno spaccato domestico. Questi dettagli fanno supporre che le due mani possano appartenere all’Arcangelo Gabriele, posto sulla sinistra, e alla Vergine Maria. La scena raffigurata nell’abside era pertanto un’Annunciazione.
Fiori e ghirlande, frammenti pittorici di gusto assai raffinato, sono visibili nella prima crociera a sinistra
Ciò fa ragionevolmente supporre che anche le crociere laterali dovevano essere decorate da pitture.
Avanzare ipotesi di attribuzione critica circa i dipinti gaetani è piuttosto arduo considerando che sono giunti a noi, purtroppo, soltanto dei frammenti. Dall’analisi dei lacerti pittorici emerge lo stile di un artista, indubbiamente locale, che, sebbene vistosamente ancorato alla tradizione bizantina, cerca di separarsene sulla scia, probabilmente, del rinnovamento stilistico proposto dal Cavallini. La appena accennata scansione prospettica, la minima caratterizzazione fisiognomica delle figure, la staticità delle posture dei personaggi, la semplicità della tavolozza pittorica fanno supporre che la mano del pittore che lavorò a Gaeta fosse quella di un artista locale desideroso di seguire la “maniera” della pittura lui contemporanea ma ancora troppo legato alla tradizione figurativa bizantineggiante per potersene distaccare completamente.
 

Agnese Morano  © diritti interamente riservati all’autrice. Idem per le foto che sono state fornite dalla stessa;

bibliografia:
ACETO F., Un singolare caso di arrangiamento simbolico: il sarcofago-paliotto in San Giovanni a mare a Gaeta, in “La Croce-iconografia e interpretazione”, Atti del convegno internazionale di studi - Napoli dicembre 1999, a cura di ULIANICH B., Elio de Rosa editore, Pozzuoli (Napoli), vol. III, pp. 299-305
TALLINI D., La chiesa di San Giovanni a mare di Gaeta: una nuova interpretazione, in “Annali dell’Istituto italiano per gli studi storici - studi per Giovanni Spadolini”, Il Mulino, Napoli, 1995-1996, vol. XIII, pp. 255-283.
ACETO F., Un sarcofago due volte antico, in “Scritti in memoria di Ottavio Molisani”-a cura dell’Università di Catania, Catania, 1982, pp. 65-82.
AURIGEMMA S. - DE SANTIS A., Gaeta-Formia-Minturno, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1979, pp. 15-16
VENDITTI A., Architettura bizantina nell’Italia meridionale: Campania, Calabria, Lucania, Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 1967, II, pp. 675-680

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il borgo di Gaeta

 

Gaeta, chiesa S.Giovanni a mare
la chiesa nell'attuale contesto gaetano, foto alpy 2012

 


panorama di Gaeta e del porto peschereccio, foto © alfiofer-fotolia




borgo Gaeta di sera, foto © Galamik-Dreamstime






veduta del golfo di Gaeta, foto Hunter

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