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arte nel Lazio

 

 

PIETRO CAVALLINI
 

"Quando Dio volse le diede [alla città di Roma] uno che l'ornò grandemente. Costui fu dipintore e chiamossi Pietro Cavallini Romano, perfettissimo maestro di musaico, la quale arte insieme con la pittura apprese da Giotto [...]". Con queste parole Giorgio Vasari inizia la biografia dell'artista romano Pietro Cavallini, (notizie 1273 - 1321) e, per mere ragioni campanilistiche volte a sostenere la superiorità della scuola toscana su quella romana, lo ricorda tra gli allievi di Giotto pur essendo cronologicamente a lui precedente di una generazione.

Dal 1277 al 1285 circa egli lavorò alla realizzazione degli affreschi a San Paolo fuori le mura a Roma, decorazione purtroppo perduta a seguito di un incendio che nel 1823 distrusse quasi interamente l'edificio.

Nell'ultimo decennio del XIII secolo eseguì il ciclo musivo con le Storie della vita della Vergine nella chiesa di Santa Maria in Trastevere in Roma (foto di seguito)





 

Le sei scene sono disposte nell'abside all'altezza delle finestre e sono tutte commentate da una iscrizione metrica. L'iconografia e lo stile dell'artista, pur apparendo ancora profondamente influenzati dalla componente bizantina, risultano essere fortemente subordinati all'effetto cromatico che si presenta come fattore determinante di una forma saldamente volumetrica.

Ed è proprio la tenue e delicata variazione dei toni di colore che contribuisce ad evidenziare la plasticità e la profondità spaziale delle figure, segno tangibile del rinnovamento stilistico operato parallelamente alla riforma pittorica di Giotto.

Tali elementi sono assai più marcati ed evidenti nella decorazione a fresco, realizzata sullo scorcio del XIII secolo, nella chiesa di Santa Cecilia in Roma. Nelle navate, purtroppo, restano solo alcuni frammenti delle Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento e, nella controfacciata, è parzialmente conservato un grande frammento raffigurante il Giudizio Universale. Cavallini affida l'intera decorazione al colore: le volumetriche figure dai gesti solenni e dallo sguardo intenso, infatti, emergono dal fondo senza l'ausilio della linea di contorno. Pietro, influenzato dall'arte statuaria di Arnolfo di Cambio, arriva a plasmare il colore rendendo la sua pittura plasticamente presente.

Nel primo decennio del XIV secolo è a Napoli presso la corte di Carlo II d'Angiò. Intorno al 1308 realizzò una Crocifissione con la Madonna, San Giovanni Evangelista e due Santi Domenicani per la chiesa di San Domenico Maggiore e, tra il 1310 e il 1320, insieme ad aiuti, realizza i dipinti murali nella chiesa di Santa Maria Donnaregina. Successivamente, tornato a Roma, iniziò, intorno al 1321, la decorazione esterna della Basilica di San Paolo fuori le mura e, stando alle fonti documentarie, questa fu la sua ultima opera.

Morano Agnese (diritti riservati autrice)

 

foto a.p. 2008, dir. ris.




Santa Cecilia a Trastevere
 Santa Cecilia - Trastevere; il Giudizio Universale del Cavallini è nel convento annesso



affresco
affresco abbastanza restaurato della scuola del Cavallini in San Giorgio al Velabro, foto ap 2011

 




 

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