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arte nel Lazio

 

ANTONIAZZO ROMANO

  fra i  protagonisti della mostra "400 a Roma" - (Museo del Corso, estate 2008)

e poi nel 2013/2014 a Palazzo Barberini


 

   Antoniazzo a Rieti, foto Arthemisia

 

La bella mostra " il quattrocento a Roma, la rinascita delle arti da Donatello a Perugino " proposta, nell'estate 2008, al Museo del Corso di Roma ha evidenziato molte delle opere che- grazie alle committenze di papi, cardinali e nobili - furono realizzate a Roma in una stagione importantissima della storia dell'arte.

Tantissimi affreschi, statue, quadri erano comunque di artisti che non provenivano affatto dal Lazio. I nomi ricorrenti della stessa mostra sono quelli del Perugino, del Pinturicchio, di Donatello, Melozzo e via discorrendo: insomma tutte persone che formatesi altrove si spostavano a Roma per brevi periodi. E tale situazione continuò anche in tempi immediatamente successivi quando i nomi più importanti furono quelli di Raffaello e Michelangelo.

La selezione era ovviamente operata dai committenti. Agli artisti locali comunque numerosi venivano in genere affidate cose minori o di carattere artigianale. Gli artisti laziali che in quel periodo riuscivano a farsi strada erano veramente pochi. Molti restavano anonimi anche se i fermenti artistici, conseguenti a tante importanti presenze, erano ben consistenti. Buona parte dei pittori romani e laziali si trovava infatti ad indugiare sui soliti schemi devozionali richiesti dai committenti più tradizionali.

Uno dei pochi che emerse già all'epoca fu Antoniazzo Romano ( Antonio di Benedetto Aquilio degli Aquili, attivo fra il 1450 ed il 1510), documentato anche in una mostra a Palazzo Barberini nel periodo novembre 2013-febbraio 2014.

Il suo rilievo negli ambienti artistici del tempo è documentato anche da un' antica miniatura (1478) della storica Accademia di San Luca : infatti  Antonio di Benedetto, console dell'Accademia, è uno dei tre artisti rappresentati insieme al Santo. Partendo proprio da questa miniatura Claudio Strinati, nella presentazione della citata mostra, rileva tuttavia che degli altri due personaggi (il romano Cola Saccocci ed il francese Jacopo Ravaldi) ben poco si sa benchè all'epoca fossero artisti degni di nota. Basta quindi questa considerazione, unita al fatto che di quel periodo ci sono arrivate diverse opere anomime, per concludere che del quattrocento artistico a Roma alla fin dei conti non si sa molto. 

Tornando ad Antoniazzo da molti elementi appare che l'artista fosse ben legato a diverse confraternite e non avesse invece grandi rapporti con i pontefici ed i personaggi più eminenti della Curia.

Antoniazzo inizialmente si dedicava a ritratti su tavola e piccoli affreschi di Maria (e fra questi vanno citati anche quelli del Collegio Capranica e della chiesa di S.Onofrio a Roma) ma ad un certo punto ebbe contatti con pittori quali Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì.

In tale periodo, oltre a dipingere alcune tavole, curò insieme a Melozzo un affresco nella cappella Bessarione della chiesa romana dei SS.Apostoli. Tale affresco (con episodi di S.Michele Arcangelo e S.Giovanni Battista) fu successivamente ricoperto e solo recentemente la parte dedicata a S.Michele è stata resa parzialmente visibile. Dai primi studi e da quanto ritrovato appare comunque che qui Antoniazzo fu sovente aiutato dalla sua bottega.

Poco dopo questa esperienza iniziarono ad arrivare incarichi rilevanti. Il primo lavoro gli venne affidato (1468 circa) dalle oblate di S.Francesca Romana che dal 1433 si riunivano in una grande casa nelle immediate vicinanze della Torre degli Specchi. In questi ambienti lui ed altri pittori comunque vicini realizzarono una serie di affreschi ancora visibili quando il convento di via del Teatro Marcello è aperto al pubblico (alcune domeniche di marzo). Ad esempio è di mano dell'artista l'affresco riproducente il Cristo Risorto.

Per altre religiose Antoniazzo affrescò poi i muri della stanza dove era morta S.Caterina. Questi affreschi-staccati ed un pò rovinati- sono ora nella sagrestia della chiesa romana della Minerva (ma in una cappella della stessa chiesa è anche esposta la sua bella  Annunciazione del 1500).

Intorno al 1490-1491 arrivò per Antoniazzo una grossa commissione da un nobile. Gentile Virginio Orsini voleva infatti celebrare i tanti episodi della sua vita di guerriero e diplomatico e pertanto affidò al pittore un ciclo di affreschi nel suo castello di Bracciano che in quel periodo ospitava spesso importanti personaggi. Le cronache riferiscono che Antoniazzo arrivò al castello con un buon numero di aiutanti. Gli affreschi su questi episodi di Virginio, rimossi dalla loro originaria collocazione (arcone d'ingresso), sono attualmente nella Sala dei Cesari del castello. Altri affreschi, anche con figure femminili, furono realizzati dall'artista in altri ambienti del castello. (vedasi: Antoniazzo a Bracciano)

Dopo questa fase profana (1492 circa) Antoniazzo fu chiamato nella basilica romana di S.Croce in Gerusalemme per il ciclo "storie della Vera Croce"  visibile nel catino absidale. Nel frattempo il suo crescente rilievo e le sue relazioni con altri importanti artisti lo portarono diverse volte anche in Vaticano, dove collaborò con il Ghirlandaio, il Perugino, il Signorelli e Piermatteo d'Amelia per decori nella Biblioteca Vaticana e nella Cappella Sistina.

Una delle ultime opere di Antoniazzo fu una grande tavola della quale è rimasto un frammento conservato nel museo di Viterbo. Dalle ricerche sembrerebbe che la tavola originaria era inizialmente collocata nella chiesa di Santa Maria del Prato a Campagnano. L'opera è firmata con la scritta " Antonatius Romanus de pinxit MCCCC97 ".  Ed a Viterbo su Antoniazzo annotano: è importante questo pittore per il suo ruolo di intermediario verso i pittori locali quali il Maestro del Trittico di Chia, Pancrazio Jacovetti da Calvi, Lorenzo da Viterbo, i quali riproposero modelli e cartoni noti dell'artista romano in molti cantieri della provincia di Roma e Viterbo (Castello Orsini - Odescalchi a Bracciano, San Biagio a Corchiano).

Fra le altre opere di Antoniazzo, oltre alla già citata Annunciazione in S.Maria sopra Minerva, sono ancora rilevanti: una Madonna  ed una Natività ubicate al Metropolitan Museum, il San Sebastiano e due donatori ( Roma, palazzo Barberini), una Deposizione nel refettorio della chiesa di S.Ambrogio alla Massima, gli Uditori di Rota (pinacoteca vaticana), la Madonna con i Santi Paolo e Francesco (Roma, palazzo Barberini), il dipinto dedicato al soggetto giottesco della Navicella ad Avignone ecc.  E'  normalmente nel complesso di S.Francesco di Montefalco in Umbria invece un'altra tavola (S.Vincenzo, S.Illuminata e San Nicola da Tolentino) esposta nella mostra di via del Corso.

   Antoniazzo, S.Vincenzo ecc, foto Arthemisia

Diversi comuni del Lazio (da Subiaco e Nemi fino a Fondi) vantano opere- talora importanti- di Antoniazzo o della sua bottega.  E diverse di queste hanno soggetto mariano.


L'opera del pittore e della sua scuola risulta comunque ben rappresentata nel museo civico di Rieti. Per un ciclo di affreschi nella chiesa di S.Giovanni Evangelista a Tivoli si è fatto anche il suo nome ma poi gli studiosi si sono orientati diversamente e comunque non ci sono certezze.

Le attività della bottega di Antoniazzo dopo la sua morte furono seguite dal figlio Marcantonio.

 

Wiki: Annunciazione alla Minerva

convento Tor de' Specchi

opere a Velletri

affresco in S.Vito, Roma

wga: ritratto cardinale De Lèvis

affreschi in Sant'Onofrio

affreschi Cappella Bessarione

Antoniazzo: Collegio Capranica

trittico di Nemi

affresco S.Croce Gerusalemme

Antoniazzo nella chiesa di Fondi

Arthemisia: mostra 400






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